Il patrimonio pittorico della Chiesa

Segue da Storia della Chiesa e del suo Organo

Va posto in rilievo come la Chiesa Assunzione di Maria Vergine contenga numerose opere pittoriche, alcune di assoluto rilievo artistico e storico di artisti quali Guglielmo Caccia, detto Il Moncalvo, e della sua bottega; di Giovanni Crosio; Giorgio Alberini (il pittore artefice degli affreschi in numerose cappelle del percorso devozionale al Sacro Monte di Crea) ; Carlo Gorzio; Antonio Laveglia; Giuseppe Masoero; Vittorio Amedeo Grassi; Anacleto Laretto.

Proprio sotto il maestoso organo, ai lati del portale in noce, sulla destra per chi entra, troviamo una pala di Antonio Laveglia raffigurante la Vergine del Rosario con San Domenico, Santa Caterina da Siena, due monaci certosini e, in basso al centro, una veduta di un complesso riconducibile alla Certosa di Valmanera di Asti. Da segnalare che l’opera è stata studio da parte di numerosi esperti, in quanto unica testimonianza visiva della suddetta Certosa. Questa tela risale al XVIII secolo ed è stata rimossa dalla chiesa della Confraternita dell’Annunziata nel 1976 e successivamente restaurata dallo studio Nicola di Aramengo.

Sull’altro lato è invece presente una tela di Giovanni Crosio risalente al 1620 circa e raffigurante l’Adorazione dei Magi. Anch’essa fu rimossa dalla chiesa della Confraternita dell’Annunziata e sottoposta a restauro nello stesso periodo della pala di Laveglia e riveste notevole importanza perché testimonianza dei modi di dipingere del Crosio basati su un bagaglio pittorico tardo cinquecentesco.

Nella prima delle cappelle laterali sul lato destro, procedendo verso l’altare maggiore, troviamo un’opera di Giuseppe Masoero del 1868 raffigurante San Sebastiano con San Bovone e San Marcellino. In quella successiva, prospiciente l’entrata laterale della Chiesa, sul cui altare è presente la statua di Gesù Cristo, si trova una tela di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo risalente al 1595 e raffigurante la Vergine con il Bambino, San Giovanni Evangelista e Santa Margherita, questi ultimi in atto di proteggere il padre e la madre dell'Arciprete Mons. Dealessi. Una scritta nella parte bassa della tela testimonia la volontà dell'Arciprete di ricordare in questo modo i genitori.

Sul lato opposto, procedendo dal presbiterio verso l’organo e la cantoria, adiacente alla celletta che ospita preziose reliquie voluta e realizzata dal diacono Franco Gaudenzi, troviamo la cappella dedicata alla Madonna del Rosario. Qui è presente una tela attribuita a Guglielmo Caccia detto il Moncalvo e ad artisti della sua bottega, essendo evidenti nel dipinto raffigurante la Madonna del Rosario e donatori differenze qualitative dovute all’intervento di diversi artisti. I critici fanno notare queste differenze a cominciare dai riflessi di luce sul piviale (mantello) di Papa S. Pio V (ritratto in basso a sinistra nella tela), assenti nell'abito della dama raffigurata di fronte a lui.

L’ultima cappella ospita un dipinto di Giovanni Crosio che rappresenta la Madonna con il Bambino, S. Anna e S. Gioacchino. Un opera datata 1605-1606 circa, che durante l'opera di restauro ha portato alla luce uno stemma gentilizio riconducibile, molto probabilmente, alla famiglia Varvello che aveva lasciato un lascito e una donazione in favore di questa cappella.

Nel presbiterio troviamo quattro figure degli Evangelisti lungo le pareti laterali. Sono dipinte sul muro simulando la presenza di finte arcate ornate da cartigli e mensole ricoperte da foglie di acanto che incorniciano le figure rappresentate. Sono opera di Anacleto Laretto, pittore granese scomparso nel 1950, e risalgono al 1933, andando a sostituire gli esistenti dipinti di Giuseppe Masoero danneggiati da infiltrazioni di acqua. Sul lato destro troviamo San Marco e San Luca, mentre sul lato opposto sono raffigurati San Matteo e San Giovanni. Tra le foto al fondo di questa pagina è presente una copia della ricevuta che Anacleto Laretto ha rilasciato a Don Raiteri, parroco di allora, per il pagamento della somma di 4.000 Lire, pattuita per il lavoro eseguito. 

Soprastanti gli stalli del coro, sono presenti, sulla destra, un dipinto di Carlo Gorzio risalente al secolo XVIII e raffigurante San Luigi Gonzaga in preghiera alla presenza dell’Immacolata. Sulla sinistra troviamo un’altra opera di Carlo Gorzio che rappresenta San Francesco da Paola in preghiera alla presenza della Vergine con il bambino. Anch’essa risale al XVIII secolo.

Al centro, sempre dello stesso artista e risalente al 1776, un opera che assume particolare importanza visto che raffigura l’Assunzione di Maria Vergine.

L’abside è interamente affrescata da una rappresentazione di Cristo trionfante e santi e quest’opera è riconducibile a Giuseppe Masoero.

Si possono distinguere tre distinti piani, con quello inferiore raffigurante i santi suddivisi in due gruppi di tre figure, a sinistra S. Stefano, S. Rocco e S. Antonio Abate, a destra S. Pietro martire, S. Bernardino e S. Silverio papa. Al centro due angeli dalle fattezze femminili. Il piano intermedio vede le figure cardini della chiesa, Pietro e Paolo con al centro Cristo sul trono che indica una croce sorretta da angeli.

Vale la pena ricordare che i numerosi acquisti di tele, non solo quelle che arricchiscono la Chiesa Parrocchiale, ma anche quelle presenti nel Museo di Arte Sacra, opere del Caccia e della sua scuola, durarono più di due secoli ed iniziarono nel migliore dei modi a cavallo tra il 1500 e il 1600, quindi furono già patrimonio della vecchia Chiesa Parrocchiale.

E come si può leggere nel libro da cui sono tratte queste informazioni, “Tra li fiumi Po e Tanaro – Arte e Storia a Grana Monferrato”, del quale ha curato la presentazione l’architetto Bruno Signorelli, all'epoca presidente della Società di Archeologia e Belle Arti di Torino, recentemente scomparso: “fu lo stesso scopo per cui quelle opere furono dipinte all’origine a salvarle dalla distruzione durante l’Illuminismo, ossia quello di insegnare a gente molto spesso umile il messaggio religioso nella maniera più chiara possibile. Un proposito che mosse la mano artistica del Caccia più di quattro secoli fa e che i granesi di ieri scelsero di condividere con quelli di oggi”.

“Un insieme di opere che fanno parte di una serie di acquisti durata oltre due secoli ed iniziata, si presume, sul finire del 1500 e in numero indubbiamente consistente per una piccola comunità come quella di Grana”.

Una comunità che, va rimarcato, ha dimostrato sin da subito il suo attaccamento all’importante patrimonio pittorico, tale da accompagnarlo fino ai giorni nostri in ottimo stato di conservazione, nonostante i secoli trascorsi.